In una stanza del convento di S. Domenico, un anziano frate ricurvo su rotoli lunghissimi di carta legge con estrema attenzione, decifrando i segni tracciati dal pennino.

Non è una scena scritta da Umberto Eco, ma è il modo in cui possiamo immaginarci l’Osservatorio Sismologico di Prato (oggi Istituto Geofisico Toscano, con sede diversa), che dal 1930, diretto dai Padri Francescani, ha registrato e monitorato tutti i principali movimenti tellurici che hanno interessato il nostro territorio.

Se si è sentita l’esigenza di monitorare le scosse di terremoto è perché lungo la storia vi è traccia di rilevanti eventi sismici nella nostra zona.

La prima traccia è del 1542. Risale a quell’anno, infatti, una nota scritta dal Casotti e riportata da Padre Francesco Coccia, ex direttore dell’Osservatorio. Quell’anno – scrisse Casotti – le autorità indissero manifestazioni religiose “acciocchè il Signore Iddio si compiacesse di liberare Prato dal flagello dei terremoti”

Altri eventi hanno lasciato il segno sul nostro territorio.
Come riporta Coccia, nel 1899 ci fu un episodio rovinoso a Montemurlo con “una scossa molto forte che impanicò tutta la città e fece gravi danni” (Cavasino, 1935)
Oppure si può citare Carmignano, dove il 6 settembre del 1897 ci fu una scossa di grado 5 di magnitudo.

Ma questi non sono che pochissimi esempi, tanti altri ne sono stati monitorati in questi anni dall’Osservatorio.

Fonte: La Nazione 24 agosto 1995

Ma come mai tutti questi episodi nel nostro territorio? Vediamo di capirci qualcosa di più.

TERREMOTI: COSA SONO

Il terremoto è un fenomeno naturale e imprevedibile, effetto delle tensioni generate dai movimenti delle placche tettoniche.

Sotto la crosta terrestre, le zolle fanno lentissimi e costanti spostamenti causando un continuo accumulo di energia, che quando supera il punto critico di resistenza della crosta, irrompe violentemente nel terremoto, originando una serie di onde sismiche che si avvertono più o meno intensamente in superficie.

PERCHÈ IN ITALIA?

Anche se i fenomeni sismici sono di per sé imprevedibili, esistono zone di minore o maggiore rischio sismico in base al loro posizionamento rispetto alle aree di contatto delle diverse zolle.

Il nostro paese, sfortunatamente si trova al margine di convergenza tra due grosse placche: quella eurasiatica e quella africana, e per questo è considerato ad elevato rischio sismico.

E NELLA PROVINCIA DI PRATO CHE RISCHIO ABBIAMO?

La classificazione del rischio sismico avviene utilizzando una scala che varia da 1, la zona più pericolosa e con più alta probabilità di forti terremoti, alla zona 4, quella in cui questi eventi sono meno probabili.

La Provincia di Prato, come tutta la Toscana, ha alcune aree classificate come zona 2 e altre come zona 3.
Nello specifico Cantagallo, Montemurlo, Vaiano e Vernio si trovano in zona 2 (quindi con un rischio più alto) e Prato, Poggio a Caiano e Carmignano sono classificate in zona 3.

Inoltre bisogna considerare che la nostra provincia è circondata da zone di forte attività sismica. In particolare la zona del Mugello, la zona dell’Appennino pistoiese e di Firenze sud.

Il terreno

 Oltre alla classificazione di rischio, c’è un altro aspetto da tenere in considerazione riguardo al nostro territorio:

Prato sorge su una piana alluvionale. Questo aspetto è rilevante quando parliamo di terremoti perché il terreno alluvionale può amplificare ed esaltare l’intensità delle onde sismiche rispetto ad un terreno roccioso.
Per questo motivo una scossa in un terreno di origine alluvionale può provocare più danni sugli edifici.

La nostra città, quindi, si trova in una zona a rischio sismico in cui le particolari caratteristiche del terreno possono esaltare l’energia sismica.

QUALI EDIFICI SONO I PIÙ RESISTENTI E QUALI I PIÙ FRAGILI?

Anche il modo in cui sono costruiti gli edifici in queste circostanze riveste una grande importanza.

A Prato è obbligatorio costruire con criteri antisismici. Ma quante delle nostre case sono antisismiche?

Sono tali soltanto gli edifici costruiti dopo il 2008, tutti gli altri possono diventarlo soltanto con un adeguamento strutturale della costruzione attraverso interventi di ristrutturazione complessi e onerosi.

E tutti gli altri edifici?

Tolte le strutture costruite in bioedilizia – e in particolare in legno e materiali suoi derivati – tutti le altre costruzioni si possono considerare a rischio di crollo, che siano case in muratura o in cemento armato.

Queste ultime infatti danno la percezione di essere più resistenti, ma in occasione del disastroso terremoto dell’Aquila hanno mostrato una fragilità inaspettata, soprattutto a causa dell’utilizzo di materiale scadente in fase di realizzazione o per la mancanza di manutenzione alle strutture.

Sul nostro territorio, come ci dimostra anche la storia della nostra città, non possiamo evitare che ci siano scosse di terremoto più o meno intense, e i danni agli edifici sono purtroppo una naturale conseguenza da mettere ragionevolmente in conto.
Ti interesserebbe scoprire come creare una risorsa economica che possa prendersi carico dei danni che può subire la tua casa o la tua azienda a causa di una scossa?

 

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Francesca M.
di Prato Assicura

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