Si dice che, arrivati ad un’età avanzata, in un certo senso si torna bambini; a qualcuno potrebbe venire alla mente un famoso film – il Curioso Caso di Benjamin Button – nel quale il protagonista, più si inoltra nell’età matura, più ha l’aspetto e le necessità di un bambino, fino a concludere i suoi giorni come un neonato.

Il cinema aiuta a guardare alla realtà con un tocco di poesia, ma purtroppo la vita reale quando si parla di anzianità con non autosufficienza non ha molto di poetico. Anzi, il percorso delle famiglie con un membro anziano non autosufficiente a carico è un percorso in salita, faticoso fisicamente, psicologicamente ed economicamente, per di più sostenuto da misure di welfare non sufficientemente efficaci.

La non autosufficienza in Italia: un po’ di numeri

I dati e le statistiche relative a questa particolare condizione in Italia ci vengono presentati nel Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese. Nel documento relativo al 2019, in particolare, si trova un intero capitolo intitolato “La solitudine della non autosufficienza”, dove la tematica è trattata in modo approfondito.

Il primo dato che emerge dalla ricerca è il numero di malati: sono circa 3 milioni e mezzo le persone non autosufficienti in Italia, per la stragrande maggioranza hanno più di 65 anni e sono accudite nelle loro case e dalle loro famiglie e non in strutture specializzate.

Dal Rapporto emerge infatti che il ricovero di lungo degenza è ritenuta una soluzione soltanto per brevi periodi: sono e vogliono essere le famiglie stesse a prendersi cura dei loro nonni o genitori malati, cercando soluzioni che, per quanto possibile, consentano agli anziani di non allontanarsi dalle loro case e dai loro affetti.

La delicata situazione della non autosufficienza, dunque, riguarda non soltanto i malati, ma anche tutte le loro famiglie: parliamo quindi di più di 8 milioni di familiari coinvolti.

Che questo sia un tema su cui è importante prendere consapevolezza non è soltanto una questione di numeri, ma anche di prospettiva. Osservando e monitorando il fenomeno, infatti, è del tutto evidente che le problematiche legate alla non autosufficienza di persone malate o anziane sono destinate a crescere.
E le misure di welfare attualmente in vigore appaiono assolutamente insufficienti ad affrontare la questione.

Un fenomeno destinato a crescere

Proviamo a spiegare perché questo fenomeno è destinato a diventare sempre più rilevante, guardando al contesto sociale in cui ci troviamo:

non autosufficienza1)    L’andamento demografico 

Il nostro è un Paese dove nascono sempre meno bambini e dove la vita si allunga sempre più: le statistiche europee prevedono che chi nasce oggi vivrà fino a 100 anni. Naturalmente che si viva più a lungo è una buona notizia, ma questo significa anche che ad estendersi è la fase della terza età della vita, con il suo ruolo sociale sempre più centrale, ma anche con tutte le sue esigenze.

Assistiamo dunque ad un progressivo invecchiamento della popolazione: i dati Istat ci indicano che oggi sono 14 milioni gli italiani con più di 65 anni, e la previsione dell’Istituto è che nel 2037 saranno ben 4,5 milioni in più.

Dal punto di vista sanitario, questo significa che aumenterà inevitabilmente l’incidenza di tutte quelle patologie tipiche dell’età avanzata e, purtroppo, anche di quelle che portano alla non autosufficienza.

2)    Le famiglie in mutamento

Come abbiamo visto, sono le famiglie a prendersi cura degli anziani non autosufficienti, ma i nuclei familiari stanno vivendo un momento di grande cambiamento sociale: nella maggior parte dei casi entrambi i coniugi sostengono economicamente la famiglia lavorando e avere il tempo e la possibilità di prendersi cura degli anziani non autosufficienti diventa sempre più impegnativo.

3)    Ci sono più badanti che dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale

La richiesta di badanti è in costante crescita. Ferruccio de Bortoli, in un commento sul Corriere della Sera, mette in evidenza un dato impressionante: sono più di un milione i badanti che lavorano in Italia, un numero che supera di gran lunga quello di tutti i dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, che conta (il dato risale a prima della pandemia da Covid) poco più di 600 mila persone.

Quella delle/dei badanti conviventi è la soluzione a cui sempre più spesso ci si rivolge quando si ha la necessità di accudire un anziano non più autosufficiente senza ricoverarlo in una struttura specializzata, ma l’onere economico che questo comporta sulle famiglie non è affatto trascurabile.

 

I sussidi statali per la non autosufficienza non bastano

Come sappiamo lo Stato sostiene chi non è in grado di essere autosufficiente con un’indennità di accompagnamento pari a 520,29€ al mese.
Tenendo presente questa cifra, proviamo a capire quali sono i costi reali di una famiglia che si prende carico di un familiare non autosufficiente.

Quanto costa un badante?
Naturalmente è possibile fare soltanto una stima generica, ma il costo di un badante convivente con almeno 54 ore settimanali di servizio è in media di 1.300€ al mese.

Va ancora peggio nel caso delle Residenze Sanitarie Assistenziali, la cui tariffa giornaliera media in Italia si attesta sui 113€ al giorno, ovvero 3.500€ al mese, di cui soltanto una piccola parte viene coperta dal Sistema Sanitario Nazionale locale o regionale.

È evidente come l’indennità statale non sia sufficiente a coprire neppure la metà della spesa media per una badante convivente, mentre non raggiunge nemmeno il 15% circa del costo mensile di una R.S.A.
Questi dati mostrano in modo molto chiaro a quali sacrifici siano chiamate le famiglie.

Quali soluzioni per integrare l’indennità di accompagnamento?

Se già oggi il sistema è difficilmente sostenibile, con la consapevolezza di queste dinamiche e tendenze deve necessariamente suonare un campanello d’allarme per il futuro: è evidente che questo sistema non può reggere a lungo.

Con consapevolezza, lungimiranza e sensibilità sarebbe necessario trattare in modo efficace questo tema su più livelli per garantire a tutti un futuro più sereno e gravare meno su figli, nipoti e famiglie.

Nel rapporto Censis 2019 è stato chiesto alle famiglie con un caro non autosufficiente a carico quale tipo di intervento desidererebbe a sostegno della propria condizione: il 75,6% del campione desidererebbe non tanto un ampliamento di servizi o strutture adibite alla lungodegenza, ma un maggior sostegno economico.

In alcuni paesi europei, come in Germania, l’assicurazione per la non autosufficienza è obbligatoria e pagata in parte dallo Stato; nel nostro Paese purtroppo ancora non si registra un intervento legislativo che vada in questa direzione, ma sono le compagnie assicurative a proporre autonomamente soluzioni specifiche che permettano di integrare gli scarsi sussidi statali.

Una polizza assicurativa che copra la non autosufficienza

L’unica soluzione al momento disponibile per integrare l’indennità di accompagnamento è quella di stipulare un’assicurazione sulla non autosufficienza, che permetta, a fronte di una spesa annuale contenuta, di ricevere una rendita vitalizia certa nel caso in cui l’assicurato non sia più autonomo e ne diventi necessaria l’assistenza.

L’assicurazione sulla non autosufficienza (anche detta Long Term Care) è una soluzione che va incontro alle esigenze più concrete di chi si trova a vivere questa situazione così delicata, perché aumenta le risorse per gestirla alleggerendo quantomeno il peso economico che grava sulle famiglie.

 

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In questo articolo puoi trovare informazioni utili su come funziona una polizza assicurativa che copre la non autosufficienza.

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Fonti:

Rapporto Censis 2019

Rapporto Istat 2019

Giorgio Nardinocchi per LiberEtà -n.2- febbraio 2020

Ferruccio de Bortoli per il Corriere della Sera

Carlo Troilo per Huffington Post