Il TFR è l’acronimo con cui viene più comunemente chiamato il Trattamento di Fine Rapporto, ovvero una somma di denaro che mensilmente viene accumulata per essere poi corrisposta – con i suoi interessi maturati – quando si conclude un rapporto di lavoro.

Entro i primi 6 mesi dall’inizio di un nuovo lavoro in un’azienda il lavoratore può scegliere dove versare il proprio TFR e cosa farne. Vediamo insieme le varie possibilità di scelta:

  •  Affidare il proprio TFR all’azienda.

Spesso più che il frutto di una scelta, versare il proprio TFR all’azienda in cui si è dipendenti è considerato un passo scontato, qualcosa che fanno tutti, un segnale di fiducia che è bene dare al proprio datore di lavoro e a cui ci viene naturale acconsentire senza ragionarci sopra più di tanto.
Ma cosa implica?
In questo caso è il datore di lavoro della tua azienda che accantona ogni mese una quota del tuo TFR, ed è quando cessa il rapporto lavorativo con la sua azienda che ti spetta la liquidazione.

Le aziende più serie accantonano il TFR dei dipendenti, nelle così dette forme collettive, un fondo che rimane sempre a disposizione nel momento in cui è necessario dare la liquidazione ad un proprio dipendente, ma purtroppo bisogna considerare che non tutte le aziende adottano questo accorgimento.

Molto frequentemente le aziende di piccole o medie dimensioni (fino a 50 dipendenti), che per loro natura si trovano spesso ad avere bisogno di liquidità, non accantonano i TFR in un fondo a parte, ma li integrano al capitale dell’azienda, e come tale li gestiscono.

In questo caso quindi, il tuo TFR non è più un capitale che viene conservato, lasciato da parte per non essere mai toccato fino alla tua liquidazione, ma è un capitale che viene utilizzato per le più svariate esigenze dell’azienda. Come tale la tua possibilità di ricevere la liquidazione che ti spetta è necessariamente legata anche all’andamento economico dell’attività.

Capita spesso che nel momento in cui un lavoratore decide di terminare il proprio rapporto lavorativo con un’azienda, il datore di lavoro non abbia la possibilità immediata di dargli la liquidazione che gli spetta e che quindi ci sia la necessità di aspettare anche diverso tempo prima di averne la disponibilità.
Ma a questo punto ci potremmo chiedere: e in caso di fallimento dell’azienda? Che ne è del mio TFR?

Nel momento in cui il titolare di un’azienda dichiarata fallita non liquida il TFR ai suoi lavoratori, dovrebbe intervenire il Fondo di Garanzia INPS.
Tuttavia il percorso per accedere a questa soluzione di per sé non è del tutto lineare. Senza contare che, come afferma anche Bruno Laudi nel suo approfondimento per il Fatto Quotidiano, è un iter che richiede la piena collaborazione del datore di lavoro inadempiente. Per questo, in caso di contenzioso con il lavoratore, la procedura può essere lunga, costosa e dall’esito incerto.

  • Destinare il TFR ad un fondo pensione.

Un fondo pensione è una forma previdenziale integrativa, ossia un accumulo di versamenti che al momento del pensionamento ti garantisce una rendita aggiuntiva che si somma alla pensione pubblica. In questo blog abbiamo già parlato dei fondi pensione, se vuoi approfondire l’argomento ti consiglio di leggere qui.

Sei interessato ad un fondo pensione o a un PIP?

Il lavoratore dunque può scegliere di trasferire su un fondo pensione il proprio TFR, invece che lasciarlo in azienda. In questo caso naturalmente la liquidazione del TFR non arriverà alla fine di una prestazione lavorativa in particolare, ma – a meno che tu non intenda chiedere un anticipo –  alla fine della tua intera carriera lavorativa. Il tuo TFR quindi ti verrà liquidato al massimo della sua maturazione.

I fondi pensione e i PIP (Piani Individuali Pensionistici) a differenza delle aziende, operano con una gestione separata. Ciò significa che il capitale che viene accumulato dai versamenti non diventa parte del capitale dell’ente che gestisce il fondo, ma ne rimane separato. Di conseguenza tutti i tuoi versamenti e il tuo TFR sono garantiti anche in caso di fallimento dell’ente.

Un altro aspetto da considerare è che i rendimenti di un fondo pensione sono maggiori rispetto al rendimento del TFR maturato in azienda. Ciò è dovuto al fatto che, mentre il TFR versato in azienda ha un rendimento pari al 75% dell’inflazione annua + 1,5% fisso, il capitale versato in un fondo pensione viene in parte investito ed è quindi soggetto ad una maggiore rivalutazione, come vediamo anche nel grafico che riporta i dati della Commissione di vigilanza dei fondi pensione (COVIP).

  •  Ricevere un anticipo del proprio TFR

Il lavoratore può scegliere di ricevere il TFR in anticipo rispetto al momento della cessazione del lavoro. Questo può avvenire soltanto se si verificano alcune condizioni e con delle limitazioni ben precise. Vediamole insieme:

. la cifra dell’anticipo non può superare il 70% del TFR maturato (il 75% se il TFR viene versato in un fondo pensione)

. si può richiedere solo per spese mediche per malattie gravi o per l’acquisto della prima casa per sé o per i figli (mentre chi destina il TFR in un fondo pensione può richiedere un ulteriore anticipo non superiore al 30% anche senza specificarne le motivazioni).

 

Per decidere la destinazione del proprio TFR è necessario riempire un modulo denominato tfr2 che puoi scaricare direttamente qui.
La decisione che prendi non è irreversibile, è infatti anche possibile trasferire il TFR pregresso.

Sei interessato ad aderire ad un fondo pensione e a trasferirci il tuo TFR pregresso?

 

 

 

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Francesca M. di Prato Assicura

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